Speleo Club Ribaldone - Genova

Gruppo speleologico fondato nel 1970

30/09-01/10/2017: Pozzo Nel Dito

Esplorazione fino a -840 m.


Relazione di Andrea Maconi, INGRIGNA.

Nel weekend appena trascorso Marco Corvi, Alberto Romairone (G.S.Ribaldone) ed io (G.G. Milano) siamo andati al Pozzo nel Dito LO 1967 (Grigna Settentrionale, LC) per la quarta punta di quest’anno. Tra una cosa e l’altra siamo partiti sabato mattina, facendoci così interamente i 900m di dislivello in salita per raggiungere l’entrata della grotta nel Dito della Piancaformia. Siamo entrati che erano le 11 del mattino. A -250m abbiamo recuperato il materiale che avevamo lasciato nella precedente punta di quest’estate al ramo laterale e, con sacchi belli pesanti, siamo scesi al fondo a -740m. Corvo stava davanti ad armare, mentre Alberto ed io procedevamo con il rilievo. La grotta nel tratto esplorato si sviluppa con una successione di saltini (massimo 21m) in forra attiva con cascatelle di circa 0.5 l/s.

Corvo ha armato bene, facendo traverso alla partenza di quasi tutti i pozzi per spostarsi dall’acqua. La via è abbastanza comoda e si giunge ad un ampio pozzo di 21m su una sala larga una ventina di metri. Corvo ha arrampicato la frana a sx constatando che vi è un pozzetto da scendere. Invece sulla destra si apre un meandro abbastanza comodo e in alcuni tratti molto bello, con lame di roccia e fango fossile ricoperto da cristalli di aragonite. Nota su questo tratto: prestare attenzione perché c’è un grosso masso staccato che dopo un po’ di pedate e martellate si è ribaltato e adesso sta lì oscillandoti sopra la testa: non va toccato! Il meandro lungo qualche decina di metri conduce su pozzo di 9m, oltre cui si sviluppa un altro breve tratto di meandro. Una strettoia abbastanza ostica costituisce l’accesso di un pozzo di 3m sceso in libera, dopo pochi metri vi è un altro salto di poco meno di 10m. Alla fine non ho resistito alla tentazione e l’ho sceso in libera per vedere come procedeva… a parte la doccia, che costringeva a arrampicarlo di corsa, la via prosegue con un meandro stretto con numerose lame di roccia sporgenti che avrebbero bisogno di martellate! Si giunge così alla partenza di un pozzetto di circa 5m, che si sviluppa sempre lungo il meandro attivo.
Da notare che in questo tratto l’aria è diretta in verso opposto rispetto all’entrata, cosa assai strana (forse la temperatura esterna ha fatto variare il regime di circolazione?boh).
Siamo partiti dalle zone del fondo a mezzanotte e mezza e, dopo una decina di ore di risalita, eravamo fuori, verso le 10:30 di mattina di domenica.
In totale abbiamo rilevato circa 200m e superato i -840m.
Il tratto terminale piega decisamente rispetto all’andamento della grotta e punta verso Capitano Paff, anche se abbiamo già ormai superato la quota di fondo di quest’altro abisso.
Ciao
Andrea Maconi
INGRIGNA!




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